“ … e giunti alla tanto agognata meta, fu un piacere abbandonarci alla cordialità del nostro ospite. L’atmosfera e il caldo giaciglio furono per noi motivo di pace et dolce rifugio per la notte ormai alle porte.”
“ Ancora assonnato e decisamente stremato dal lungo quanto scomodo viaggio in treno, inizio il mio dolce et breve peregrinare lungo il centro della città di Trento in cerca dell’albergo Accademia mio ultimo traguardo in una giornata decisamente complicata. Il mio pensiero rimane colpito, quasi sedotto, da tutto un susseguirsi di strade, vicoletti, mura, torrioni, chiese e palazzi finemente affrescati; un’involontaria ma suggestiva cornice all’albergo che, imboccato l’ennesimo vicoletto dal chiaro sapore di antico, ora si mostra in tutta la sua fierezza ai miei occhi. Il caldo colore dell’insegna, ottone che per riflessi intensi scintilla come prezioso baciato dagli ultimi raggi del sole, rinfranca il mio animo e segna inequivocabilmente quanto provvisoriamente la fine del mio odierno deambulare.
L’accoglienza riservatami dal personale del ricevimento rinfranca ulteriormente le mie stanche membra e l’atmosfera che respiro nella hall, durante un cordiale scambio di battute con il concierge della struttura ospite, è serena tanto da spingermi ad assaporarne golosamente una parte.
Mi congedo dai miei ospiti e salgo in camera per prendere possesso del luogo in cui troverò il tanto agognato giaciglio.La particolarità della camera, l’utilizzo del legno su soffitti e pavimento ha un effetto avvolgente tanto che la mia oramai famigerata stanchezza inizia a scemare lasciando più spazio possibile a cotanta nuova energia. Mi affaccio alla finestra del mio attuale rifugio rimanendo divertito et affascinato da una moltitudo di tetti dalle forme più svariate.
Se confinassi questa mia visione fra la cornice della finestra stessa, potrei vendere il panorama appena ritagliato come rara opera risultato della prospettiva artistica di un precedente cliente del palazzo.
La stanchezza mi ha totalmente abbandonato; decido quindi di uscire e tuffarmi nuovamente nel cuore di Trento in cerca di nuove emozioni e di una buona osteria dove dare sollievo anche al mio palato.
Ma, mentre imbocco la porta dell’albergo che si apre sulla città, capisco che l’unica ragione che mi spinge ad uscire nuovamente è la certezza che al mio rientro all’Accademia potrò nuovamente respirarne la calda, salubre e cordiale atmosfera.”